PSICHIATRIA: TUTTI CONTRO LA DELIBERA DELLA GIUNTA REGIONALE.

A RISCHIO IL DIRITTO ALLA CURA PER CENTINAIA DI PAZIENTI E IL POSTO DI LAVORO PER 400 OPERATORI.
 
La grande presenza oggi in aula di associazioni e operatori che hanno dichiarato pubblicamente la loro contrarietà alla delibera votata dalla Giunta regionale é la più concreta dimostrazione che nessuno, tranne il centro sinistra, appoggia la delibera sui servizi psichiatrici recentemente approvata dalla giunta Chiamparino.
Prendere atto che è stata approvata una delibera che non risponde alle esigenze di un settore intero sarebbe stato un atto di responsabilità dovuto da questa amministrazione, che invece, ancora una volta si trincera dietro le proprie posizioni.Siamo consapevoli che sia fondamentale una revisione della psichiatria piemontese, ma chiediamo che venga fatta coinvolgendo tutti i soggetti interessati, ovvero le associazioni, gli operatori, le famiglie e soprattutto il Consiglio Regionale.
 
Per questo motivo la bocciatura della nostra proposta è l’ennesima occasione mancata di dialogo, confronto e serietà di questo centro sinistra.Insieme al gruppo di Forza Italia, oggi in aula ho presentato una mozione che impegna la giunta a ritirare la delibera e a costituire un Osservatorio permanente sulla psichiatria costituito da enti locali, associazioni di pazienti e familiari e imprenditoria sociale al fine di predisporre un nuova delibera di riordino dei servizi psichiatrici e successivamente verificare le ricadute della stessa.
 
“Condividiamo la necessità di definire un nuovo modello di assistenza psichiatrica – spiega - efficace ed efficiente, ma è evidente che quello intrapreso sia sbagliato e serva invece imboccare la strada della condivisione, del dialogo e del confronto.Siamo di fronte ad una delibera illegittima perché approvata senza l'obbligatorio parere della Commissione competente ed errata perché riduce di un terzo i posti disponibili, non garantisce il diritto della scelta del luogo di cura, non coinvolge operatori e associazioni di famigliari, non sostiene servizi di domiciliarietà, non indica percorsi di reinserimento sociale tramite borse lavoro, ed infine, non risolve il grave problema del settore psichiatria che rende i Dipartimenti di Salute mentale unici soggetti in grado di decidere e controllare chi eroga i servizi e dove un paziente deve essere curato.
 
A tutto questo si aggiunge che la trasformazione dei servizi psichiatrici residenziali da strumento di cura a attività di assistenza con l'introduzione della compartecipazione della spesa scaricherà su famiglie e comuni più di 15 milioni di euro. “A causa dell’ennesimo diktat Saitta – Chiamparino – conclude- quindi verranno meno i servizi erogati, si rischia che centinaia di pazienti non abbiano più il diritto alla cura, il licenziamento di centinaia di operatori e la cura psichiatrica a bassa intensità si trasforma in un servizio da badante.
 
È evidente che si sia sulla strada sbagliata e che serva un passo indietro da parte del centro sinistra al governo della Regione.