Triste podio per il Piemonte per numero di allontanamenti minorili

E’ ORA DI AFFRONTARE IL PROBLEMA DENUNCIANDO IL RISCHIO CHE SULLA PELLE DEI NOSTRI BAMBINI SI CONSUMI UN GRANDE AFFARE DELL’INFANZIA RUBATA.

La ricerca del ministero conferma il podio piemontese per numero di allontanamenti: 4.7 bambini ogni 1000 residenti hanno vissuto il dramma dell’allontanamento. E’ tempo di attuare misure di sostegno alla genitorialità.

I quaderni di ricerca sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali mettono nero su bianco il triste podio  piemontese sul numero di allontanamenti minorili: 4,7 bambini fuori famiglia ogni 1000 residenti, su una media nazionale di 3,9.

Secondo la ricerca “Bambine e bambini temporaneamente fuori dalla famiglia di origine”, sulle politiche di tutela dell’infanzia e all’allontanamento minorile in Italia al 31 dicembre 2011, infatti il Piemonte come la regione dove  più si ricorre allo strumento dell’allontanamento dei figli dalle loro famiglie.

Al 31 dicembre 2010 oltre 2310 bambini erano fuori dalla loro famiglia, e durante tutto l’anno in ben 3219 hanno vissuto il trauma dell’allontanamento, ovvero si sono ritrovati orfani senza genitori in vita. Di questi 1460 sono stati inseriti in nuove famiglie e 850 in comunità.

Relativamente ai minori allontanati in Piemonte quasi 8 bambini su 10 vengono tolti dalle loro famiglie su disposizione del giudice  per proteggere il minore da situazioni di (presunto) pregiudizio. Cosi, 1168 bambini (su 1460) si  trovano a vivere con famiglie non loro perché tribunale e servizi sociali hanno riscontrato nei loro genitori ‘incapacità o metodi educativi non idonei’. Lo stesso vale per i bambini in comunità: oltre 400 bambini (su 850) non si addormentano più con i loro genitori, perché considerati inadeguati.

Questo significa che in Piemonte oltre 1500 bambini ogni anno sono orfani con genitori in vita, perché i servizi sociali o un giudice hanno ritenuto i metodi educativi dei loro genitori non idonei o inadeguati.

Questo problema è di grande importanza perché sottintende un principio inquietante: può lo Stato decidere le sorti di una famiglia per giudizi soggettivi? È evidente che in caso di abuso o di violenze e maltrattamenti certi non si possa perdere nemmeno un minuto per tutelare un bambino, ma in caso di ‘incapacità educativa’ si può togliere a genitori e figli il diritto a una famiglia?

Se la risposta può sembrare scontata in realtà così non è. Perché, se così fosse, 1 bambino su tre non tornerebbe nella famiglia – orco da cui è stato allontanato entro l’anno  (37% dei bambini affidati a famiglie e il 66% inseriti nelle comunità).  Questi dati invece dimostrano che ad interventi di sostegno alla genitorialità, in grado di aiutare genitori a risolvere le difficoltà si preferiscono gli allontanamenti, senza tenere conto dei traumi che essi generano.

L’Italia si colloca al penultimo posto tra i paesi dell’Europa dei 15 per la spesa a favore dei bambini e della famiglia con il 4,4% del Pil. Queste risorse (scarse sul dato globale ma significative in termini di spesa) dovrebbero essere usate in modo più congruo per la tutela dei bambini e delle famiglie: l’allontanamento ha un costo decisamente superiore del sostegno genitoriale domiciliare. Perché non provare ad attuarlo?

Un primo passo in questa direzione l’aveva fatto la giunta regionale nel novembre 2010, con il voto di una delibera (la DGR  n. 12-913 “Interventi a favore delle famiglie. Assegnazione di risorse finanziarie a favore di Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali per attività di sostegno ai minori per la prevenzione dell'allontanamento dalla famiglia. Spesa di euro 2.722.169”), che assegnava 2,7 milioni di euro per la realizzazione di interventi e servizi prioritariamente domiciliari per evitare a famiglie a favore di alcuni soggetti gestori e minori il dramma dell’allontanamento e per aiutare i genitori  nello sviluppo/potenziamento delle capacità educative.

Il provvedimento disponeva inoltre che i beneficiari avrebbero dovuto far pervenire alla Direzione Politiche Sociali e Politiche per la Famiglia regionale apposita relazione attestante la tipologia degli interventi realizzati nonché il costo di ogni singolo intervento ed il numero di casi presi in carico.

Abbiamo chiesto alla Regione copia delle relazioni, per capire quali siano i risultati effettivi dell’impegno economico assunto. Non vorremmo infatti che, conti alla mano, l’allontanamento di un bambino dalla propria famiglia rappresenti un beneficio più per i soggetti gestori che per il minore. 

Gian Luca Vignale

Consigliere regionale Progett’Azione